Cosa si nasconde, mio dio, dietro quelle palpebre azzurre?

Se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l’amore è una amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di inchiostro
fra ricci di vento
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me.

Dacia Maraini, Se amando troppo

#actually 12maggio2014

Oscilla.

Oscilla tutto quanto, oscilla tutta la vita. Oscilla il cielo tra l’azzurro e il grigio, tra il sereno e il coperto, in questo maggio a tratti troppo caldo, a tratti troppo freddo. Oscilla l’ombrello tra la borsa e il suo gancio, neanche lui sa se vuole uscire o meno. Oscilla la stampa della Notte Stellata di Van Gogh: non vuole rimanere attaccata al muro, così approfitta di ogni spiffero per lasciarsi scivolare a terra, per riposarsi un poco. Oscillano i libri nella mia camera: entrano, si appoggiano sulla scrivania, si tengono compagnia con gli altri compagni ancora intonsi, poi si infilano in qualche borsa, e poi rientrano, e si vanno a depositare nei pochi spazi ancora liberi, assieme ai compagni dello stesso editore.

Oscilla l’umore, oscilla l’Anima in questi giorni apparentemente vuoti, apparentemente liberi. Oscilla il pensiero, tra quello che dovresti essere e quello che vorresti essere; che poi, cosa vorresti essere davvero, in questo mondo di luci e ombre? Oscilla il futuro, nascosto dietro l’indecisione, nascosto dietro il timore…

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Hanno tutti ragione

Tutto quello che non sopporto ha un nome.
Non sopporto i vecchi. La loro bava. Le loro lamentele. La loro inutilità.
Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. La loro dipendenza.
I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. La loro aneddotica esasperata.
La centralità dei loro racconti. Il loro disprezzo verso le generazioni successive.
Ma non sopporto neanche le generazioni successive.
Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus. Continua a leggere

Neve in: Frutti di bosco

A volte capitano giornate strane, giornate in cui sembra quasi che tutte le tasselle del domino siano lì, pronte a cadere al minimo tocco, ma tutte perfettamente allineate.

Giornate in cui le carte in tavola sono sempre le stesse, persone diverse ripetono le stesse parole, neanche si fossero messe d’accordo. Una volta, due, tre, un po’ ti viene il dubbio che abbiano un po’ ragione…o forse no, ma chissà! Chi ci conosce a fondo ti legge l’anima, chi ti conosce da cinque minuti sfiora solo la scorza…

Ma la cosa importante, davvero importante, è che mi sono finalmente ricordata perché fin da piccola mi sono state proibite le more: le adoro. Le adoro tanto da farne una droga, tanto da averne finito mezza confezione in cinque minuti mentre ero ai fornelli – tanto da essermi scoperta davanti allo specchio con le labbra scure e le mani colpevolmente appiccicose.

Le cose più buone, più belle, spesso diventano droghe. Diventano qualcosa di cui sì, puoi anche fare a meno – ma qualcosa di cui non vuoi fare a meno. Diventano un’abitudine inconscia, qualcosa che ti ritrovi a fare senza neanche sapere il perché. E quando non ci sono più, ti mancano. Ti mancano davvero, non come mancano le cose normali, ma come manca l’aria mentre sei sott’acqua, e annaspi, e vedi la luce senza sapere se ci arriverai mai…

Ma qualche mora si è salvata dalla strage, e il risultato è stato apprezzatissimo dalle colleghe…

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[Reading] Massimo Gramellini

Le disse che l’amore muore per strangolamento ogni volta che Io soffoca Noi.
Le disse che l’amore muore di stenti ogni volta che Io dirotta tutto il suo nutrimento su di sé e si dimentica di Noi.
Le disse che l’amore muore di noia ogni volta che Io si concentra soltanto sulle emozioni e non coltiva progetti per Noi.

Certe penne sembrano fatte apposta per te, ti parlano dritto all’anima. Certi libri li hai sempre visti lì, su uno scaffale al supermercato, senza mai provare il bisogno di sfiorarli. Poi, per caso, li prendi in mano – o forse sono loro che prendono per mano te – e ti fanno volare. Certi libri servono per farti andare avanti, un po’ più leggera, un po’ più libera…

Ho avuto per le mani tanti libri, in quest’estate, ma la penna che mi ha rubato il cuore è la sua. Giornalista torinese, orfano di madre, inguaribile romantico. Tra le altre cose tiene questa rubrica, che è diventata il mio primo sorriso mattutino, strappato in quel momento in cui si è ancora a metà tra i sogni e le cose-da-fare-assolutamente.

Sono inciampata tra le pagine di Fai bei sogni con una dolcezza unica. Avevo deciso di leggerlo dopo averne parlato con un cher ami; me lo sono ritrovato davanti mentre avevo un pacchetto di surgelati in una mano e delle mozzarelle nell’altra. Spesa a parte l’ho sfogliato, ho passato un dito sulla copertina… e mi è stato regalato, così, su due piedi. Col senno di poi, era il gesto perfetto per un libro splendido; merci beaucoup a chi non leggerà mai queste righe.

E poi, dopo aver divorato quel libro e dopo averci pianto su adeguatamente, ci sono ricascata: L’ultima riga delle favole. Che – devo ammetterlo – mi è piaciuto meno del primo, forse per via di certi temi che ritornano, forse perché mi aspettavo qualcosa di più dopo quella meraviglia… forse perché andrebbero letti in ordine di scrittura, cioè prima questo – romanzo più leggero, più fiabesco, anche se ugualmente magico e coinvolgente – e poi Fai bei sogni – romanzo più maturo, più complesso, meraviglia ancora maggiore.

Consigliatissimi, entrambi, senza dubbio. Ma tenetevi accanto una scatola di kleenex… <3

Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico, l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo, ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva, colpevole di qualcosa di indefinito.
Così mi sentivo io. Non avevo saputo trattenerla…

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Neve in: Rientri

No, Neve non è riuscito a farsi rapire da una Sirenetta, né a scappare via con una medusina. È andato in vacanza, ed è dovuto tornare a casa, già da un bel po’. Ha ricominciato il suo tran-tran a base di appunti da studiare, esercizi da svolgere, lavoro accumulato, pratiche noiose, nuotate in piscina, notti insonni, etc.

Neve si è rilassato tanto – e ha letto tanto, in queste vacanze. Una pila di libri che ha fatto impallidire i suoi amici su faisebuc, ma si sa: lui non legge libri, lui li divora. E se ne innamora, e si lascia cullare l’anima, come se quei libri gli parlassero direttamente al cuore; come hanno fatto gli ultimi due arrivati. <3

E ora Neve ricomincia. Con qualche pensiero, con i soliti casini di ogni peluche complesso e speciale. Ha qualche sogno, chiuso nel cassetto, in attesa di weekend (e di uno stipendio); aveva qualche speranza che è stata infranta, ma ha tanta voglia di sperare ancora. E poi ha qualche progetto, di quei progetti forse troppo ambiziosi, ma proprio per questo tanto attraenti. Ha un paio di mostricciattoli sulle spalle che lo tentano a fare passi forse troppo audaci, forse troppo esagerati, di certo molto stimolanti. Vedremo ;)

Grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere,
E passerà anche questa stazione senza far male,
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore…

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