Un sogno

Simona:

Un nuovo inizio.. ;)

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Mi piace vedere la mia vita come una serie di scelte, una collezioni di bivi che mi hanno portato dove sono ora – e che continueranno a portarmi avanti. La persona che siede oltre questa tastiera è stata costruita passo dopo passo, pezzetto dopo pezzetto; per questo non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma semplicemente scelte che rifarei mille volte e scelte che mi hanno insegnato cosa non fare in futuro. Non ci sono errori, ma solo lezioni da tenere a mente: ad esempio, ora so che l’ingegnere medio non legge Shakespeare, e che “due gocce” a Genova d’agosto sono peggio di una tempesta milanese. Ma questa è un’altra storia.

Mi piace sognare, e quando ero più piccina sognavo spesso di diventare un medico. Poi… Beh, poi c’è stata la fase della maestra, della scienziata, della scrittrice, di nuovo della professoressa… Poi c’è stato un susseguirsi di stagioni in cui ho…

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Love As Thou Wilt

Affinché nessuno possa pensare che io sia un’illegittima – la figlia bastarda di qualche contadino lussurioso, venduta con contratto a termine in un periodo di magra – devo chiarire di essere nata in una Casa e cresciuta in modo appropriato alla Corte della Notte, per quel che mi è servito.

Mi è difficile provare risentimento verso i miei genitori, anche se invidio la loro ingenuità. Nessuno li aveva neppure avvertiti, al momento della mia nascita, di avermi fatto dono di un nome infausto: Phèdre, così mi hanno chiamata, senza sapere che si tratta di un nome elleno… e maledetto.

Quando venni al mondo, ardisco pensare che avessero motivo per essere speranzosi. I miei occhi semichiusi erano ancora di un colore indefinito e l’aspetto di un neonato è qualcosa di mutevole, che cambia da una settimana all’altra. Ciocche bionde possono lasciare il posto a boccoli corvini, il pallore della nascita intensificarsi in una ricca sfumatura ambrata e così via. Quando la serie di trasformazioni amniotiche fu terminata, tuttavia, la verità divenne evidente.

Ero imperfetta.

– Jacqueline Carey, Il Dardo e la Rosa, Incipit

Tu sei per la mia mente come il cibo per la vita

Tu sei per la mia mente come il cibo per la vita,
Come le piogge di primavera sono per la terra;
E per goderti in pace combatto la stessa guerra
Che conduce un avaro per accumular ricchezza.

Prima orgoglioso di possedere e, subito dopo,
Roso dal dubbio che il tempo gli scippi il tesoro;
Prima voglioso di restare solo con te,
Poi orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.

Talvolta sazio di banchettare del tuo sguardo,
Subito dopo affamato di una tua occhiata:
Non possiedo nè perseguo alcun piacere
Se non ciò che ho da te o da te io posso avere.

Così ogni giorno soffro di fame e sazietà,
Di tutto ghiotto e d’ogni cosa privo.

– William Shakespeare, Sonetto LXXV

Photograph

Loving can heal, loving can mend your soul, and it’s the only thing that I know,
I swear it will get easier, remember that with every piece of you
And it’s the only thing we take with us when we die

We keep this love in this photograph
We made these memories for ourselves
Where our eyes are never closing, hearts are never broken
And time’s forever frozen still

So you can keep me
Inside the pocket of your ripped jeans
Holding me closer ’til our eyes meet
You won’t ever be alone, wait for me to come home…

Cosa si nasconde, mio dio, dietro quelle palpebre azzurre?

Se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l’amore è una amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di inchiostro
fra ricci di vento
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me.

Dacia Maraini, Se amando troppo

Hanno tutti ragione

Tutto quello che non sopporto ha un nome.
Non sopporto i vecchi. La loro bava. Le loro lamentele. La loro inutilità.
Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. La loro dipendenza.
I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. La loro aneddotica esasperata.
La centralità dei loro racconti. Il loro disprezzo verso le generazioni successive.
Ma non sopporto neanche le generazioni successive.
Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus. Continua a leggere

Fai Bei Sogni

Le disse che l’amore muore per strangolamento ogni volta che Io soffoca Noi.
Le disse che l’amore muore di stenti ogni volta che Io dirotta tutto il suo nutrimento su di sé e si dimentica di Noi.
Le disse che l’amore muore di noia ogni volta che Io si concentra soltanto sulle emozioni e non coltiva progetti per Noi.

Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico, l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo, ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva, colpevole di qualcosa di indefinito.
Così mi sentivo io. Non avevo saputo trattenerla…

– Massimo Gramellini, Fai Bei Sogni

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