Intrecci, #6

…il racconto comincia da qui

L’orologio segnava le sette. La bambina sarebbe tornata a casa tra poco, stanca e affamata dopo il corso di nuoto, ma io non avevo ancora preparato niente per cena. Ero in camera, seduta sul bordo del letto, a gambe incrociate, inerte.

Non mi sentivo così sconvolta dai tempi delle comuni crisi da adolescenti. Non avevo toccato cibo; ero nervosa, distratta, irritabile, intollerante. Avevo litigato con una collega per una stupidaggine, e mi ero adeguatamente sfogata con il ragazzo che mi aveva portato il caffè – con troppo zucchero.
Tutto perché, svegliandomi, avevo trovato il padre di mia figlia sdraiato accanto a me, addormentato.
Mi sentivo piuttosto ridicola, ma non potevo farci niente. Ero rimasta sdraiata a guardarlo, in silenzio, mentre le sue dita sfioravano le mie; e in fondo desideravo solo cancellare quei lunghi mesi e tornare tra le sue braccia. Ma, alla fine, mi ero alzata, avevo raccolto i miei vestiti senza far rumore, ed ero uscita dalla stanza…
Chissà perché era tornato presto, chissà perché era lì. Erano mesi che non parlavamo più dei nostri impegni, dei nostri piccoli drammi quotidiani, dei nostri pensieri; ed era una cosa triste. Quando avevamo cominciato a frequentarci, io uscivo da una relazione complicata con un altro ragazzo, lui era solo, e deluso dalle esperienze. Ci completavamo, ci compensavamo: passavamo ore a parlare di ogni cosa, a raccontarci le cose più insignificanti, a condividere le nostre vite, in perfetta sintonia. E forse proprio per questo, ora che eravamo in crisi, sembrava tutto così complicato, così difficile, così impossibile da superare.
Ricordo che, quando avevamo litigato per la prima volta, dopo qualche mese di fidanzamento, io avevo chiamato mio fratello maggiore, che già lavorava in America, per sfogarmi con lui. Mi aveva ascoltato, paziente, mi aveva lasciato piangere, e alla fine, quando non riuscivo più a trovare nulla di cui sfogarmi, lui mi aveva detto una cosa che mi rimase impressa nella mente…
“Tesoro, il problema è che le donne rimangono affascinate dall’uomo che le corteggia, e vorrebbero che le cose restassero così per sempre: ma l’uomo si innamora della donna che rimane accanto a lui nel tempo, e non è che può spendere un patrimonio in fiori, cioccolatini e corteggiamento, capisci? Bisogna solo trovare il giusto equilibrio…”
Il giusto equilibrio… Lo avrebbero mai ritrovato?

Il campanello interruppe i miei pensieri. Mi alzai di scatto: erano le sette e dieci, e la bambina era tornata, accompagnata a casa dalla mamma dell’amichetta del piano di sopra. Corsi ad aprire la porta: e mi trovai davanti due occhi rossi, gonfi di pianto, fissi sul pavimento.
“Piccola, tutto bene?”.
“Sì!”. La sua vocina era decisa, cupa, cattiva. Entrò velocemente in casa, lasciò per terra il borsone della piscina, calciò via le scarpe e si diresse in cucina. Aprì il frigo, e prese una barretta di cioccolato, che scartò lasciando cadere la carta per terra, mentre una lacrima rigava lentamente la sua guancia.
“Cosa ti va di mangiare per cena?”.
“Niente!”, urlò. Si voltò di scatto, guardandomi con due occhi sbarrati, pieni di rabbia; poi scoppiò a piangere. Io mi abbassai e l’abbracciai forte, baciandole delicatamente i capelli.
“Piccola, che succede?”.
“È… Matteo!”. Singhiozzò ancora un po’ contro la mia spalla. “Mi ha lasciato… Ha detto che vuole più bene a un’altra…”.
Presi il suo visino tra le mani, e la baciai sulla fronte, mentre lei affogava nei singhiozzi. Anche stavolta, aveva avuto ragione suo padre. Quando la bambina e un suo coetaneo avevano deciso di “fidanzarsi”, suggellando l’unione con una margherita e un baciamano, lui non si era opposto, ma mi aveva confidato che era scettico, che sarebbe stata una cosa passeggera, che la bimba ci sarebbe stata male.
Ma, in fondo, l’amore che finisce, fa sempre male, a ogni età; e fa ancora più male se non finisce, ma la situazione cambia…
Erano passati parecchi mesi, in cui i due piccioncini si erano scambiati disegni e piccoli regali. Secondo me era una cosa molto tenera, pura e spontanea; e pensavo che il fidanzatino potesse aiutare la bambina a superare la crisi tra me e suo padre. Ma la mia consuocera non era d’accordo, e aveva impedito ai bambini di vedersi, all’infuori della scuola e del nuoto. Finché…
Bisogna solo trovare il giusto equilibrio…
“Fa parte dell’amore, piccola mia… Viene e va, e non puoi comandarlo… È spontaneo, ed è per questo che è così bello…”.
“Lo odio. Odio l’amore, non voglio mai più un fidanzato!”.
Sorrisi. I bambini, oggi, sono troppo precoci: io avevo detto quelle cose a mia mamma a quindic’anni, non cinque… “Lo dici solo perché sei arrabbiata… Passerà, vedrai, andrà tutto bene…”.
“Davvero?”.
“Certo, piccolina…”.
“Anche papà vuole più bene a un’altra?”.
Non mi aspettavo questa domanda, così a bruciapelo. Rimasi ghiacciata, incapace di confessarle la verità… Non potevo distruggere il suo mondo proprio adesso, proprio stasera; ma non volevo neanche che si facesse un’idea sbagliata della situazione. Ero una vigliacca, ma non fino a questo punto…
“No, tesoro, no, che dici? Non c’è nessun’altra…”.
“Allora lo chiami e gli dici se torna a casa stasera, con me?”.
Rimasi in silenzio, interdetta.
“Mangiamo una pizza e guardiamo un film assieme. Per favore, per una volta, solo stasera!”.
Mi stava implorando; e aveva ancora gli occhi bagnati di pianto, non potevo rifiutarglielo…
“Va bene, vediamo se risponde, ok?”.
Mi regalò un sorriso stentato. Presi il cellulare dalla tasca e feci il numero, sperando che rispondesse, ma niente. Probabilmente era fuori, in servizio…
“Niente… Mandiamogli un messaggio? Appena può, lo legge e torna a casa, va bene?”.
Lei annuì, un po’ delusa.
Bisogna solo trovare il giusto equilibrio…

Ciao… La bambina ha litigato con Matteo, è triste, sta piangendo… Vorrebbe che tu tornassi a casa, per una serata insieme, pizza e film… Per favore, sta davvero male… Rispondi appena puoi…

Invia. Appoggiai il cellulare sul tavolo.
“Intanto ordiniamo le pizze, va bene?”.
La presi per mano, mentre cercavo il depliant della nostra pizzeria preferita. Non avevo ancora fatto in tempo a trovarlo, quando il cellulare squillò.

Te l’avevo detto… Arrivo.

64 pensieri su “Intrecci, #6

  1. i momenti di crisi costituiscono sempre delle svolte.
    quasi sempre si dà per scontato siano l’inizio di un peggio al quale non c’è rimedio.
    ci si dimentica che una svolta può portare anche ad un miglioramento.E non è utopia.

  2. Che lettura appassionante! Ho letto i primi sei capitoli tutti d’un fiato e sono filati via come acqua che cade.
    Solitamente sono dubbiosa sulla divisione in capitoli per personaggio – in realtà la scelta stilistica mi piace molto, ma di solito non sono scritti abbastanza bene, anzi. Forse l’unico romanzo scritto in questo modo che ho davvero apprezzato è stato 1Q84 di Murakami. Però tu non mi hai lasciato dubbi, anzi, mi appassiona molto questo tuo modo di procedere. Lo sfrutti davvero bene, sarà che non sei ridondante, che non parli delle stesse cose dai due punti di vista, ma fai emergere i pensieri dei protagonisti mentre la storia prosegue. È proprio questo che mi piace, c’è il senso del tempo, del quieto scorrere. I miei più vivi complimenti!

    Tra l’altro la tua storia mi piace anche in parte per l’immedesimazione che ho con la bambina – i miei hanno cominciato a litigare quando ero piccola e più in là si sono lasciati. E adoro il fatto che nessuno dei personaggi sia detestabile, anzi sono tutti comprensibili. Lui deluso e cinico, lei stanca ma con quella voglia di sperare che manca agli altri – questa è la sensazione che mi ha dato il suo battersi affinché la bimba frequentasse il “fidanzatino”.
    Insomma, grazie. Non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli.
    Perdona la mia esasperante grafomania😉

    • Non posso che essere felice, sapendo che quello che ho scritto è piaciuto così tanto! E la cosa speciale di ciò che ognuno di noi scrive, è proprio quello che dici tu: ognuno legge dando un significato tutto suo, legato alle sue esperienze, emozioni, sensibilità, ecc… Insomma, grazie a te!! A presto (e no, la grafomania non è mai esasperante, non preoccuparti!!)🙂

  3. Grazie del tuo passaggio e del tuo “mi piace”. Non posso far altro che contraccambiare e, dopo aver letto questo tuo ultimo post, commentare con molto piacere. Non mi capita molto spesso di trovare blog interessanti e ben scritti, ma dal tuo ripasserò di sicuro!🙂

  4. Ciao! Ho visto che hai messo mi piace a un mio post e sono finita qui. Sei davvero brava, ti faccio i miei complimenti! e ti ringrazio per aver apprezzato quel mio ‘pensiero’. Ogni tanto mi piace sfogarmi in generale… Buonanotte

  5. Leggere i tuoi “intrecci” pieni di speranza mi spinge a comprendere maggiormente anche l’impronta tragica e pessimistica che sto dando al mio “Babbo Natale è morto”…
    Beh, comunque questo è bellissimo, continua così😉

  6. “Tesoro, il problema è che le donne rimangono affascinate dall’uomo che le corteggia, e vorrebbero che le cose restassero così per sempre: ma l’uomo si innamora della donna che rimane accanto a lui nel tempo, e non è che può spendere un patrimonio in fiori, cioccolatini e corteggiamento, capisci? Bisogna solo trovare il giusto equilibrio…”..

    Hai centrato in pieno il punto…o meglio il ” problema”
    non ti conosco, son passata apposta…e direi che la tua emozione mi ha contagiato…tanto da rivedermi in alcuni passaggi come quello citato nel commento…

    grazie per avermi donato i tuoi pensieri….che hanno preso vita per tutti noi.

    grace..

  7. Da togliere il fiato… l’immagine di lei impotente sul letto è molto potente e suggestiva. Con un breve racconto sei riuscita a dare il senso di smarrimento di una famiglia che va in frantumi e la delusione della bambina ne è il completamento per assurdo… complimenti!!!🙂

  8. apprezzata soprattutto la prima parte che contiene quello sperdimento misto all’impotenza, propri di un amore finito in un vicolo cieco. (mi ricorda l’incipit de L’amante di Hyeshoua, stessa forza desolata).
    ml

  9. permettimi, anche se non ci conosciamo: mi sono commossa, sono entrata così tanto nella storia che l’ho sentita dentro come se fosse vera e in cuor mio spero che quella frase finale sia la soluzione per il lieto fine

  10. A momenti nn mi mettevo a piangere..perché in questo periodo sto vivendo un momento dove con mio ragazzo dovremo trovare proprio questo nuovo equilibrio, e in ballo ci sono decisioni molto decise che potrebbero farci soffrire..e la distanza di certo non è il nostro miglior alleato..spero e sono molo decisa pur di non perderlo a travolgere la mia vita!! Cmq Bellissimo racconto, veramente!!🙂

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