La meccanica del cuore

meccanica-cuore 2Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta
delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi…

– Mathias Malzieu, La meccanica del cuore

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Hymne à la beauté (Inno alla bellezza) – Charles Baudelaire

Vieni, o Bellezza, dal profondo cielo
O sbuchi dall’abisso? Infernale e divino
Versa insieme, confusi, la carità e il delitto
Il tuo sguardo: assomigli, in questo al vino.

Racchiudi nei tuoi occhi alba e tramonto. Esali
profumi come un temporale a sera.
Sono un filtro i tuoi baci, la tua bocca un’ampolla
che fan vile l’eroe e il fanciullo ardito.

Esci dal gorgo nero o discendi dagli astri?
Il Destino, innamorato, ti segue come un cane;
sémini capricciosa felicità e disastri,
disponi di tutto, non rispondi di niente.

Cammini, bellezza, su morti, e ne sorridi;
fra i tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente
e, in mezzo ai tuoi gingilli preferiti, lAssassinio
danza amorosamente sul tuo ventre orgoglioso.

Abbagliata l’effimera s’abbatte in te candela
E crepita bruciando e la tua fiamma benedice.
Così, chino fremente sul tuo amore, chi ama
Sembra un moribondo che accarezza la sua tomba.

Che importa che tu venga dall’inferno o dal cielo,
o mostro enorme, ingenuo, spaventoso!
Se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo, al tuo piede
Penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?

Che importa se da Satana o da Dio? Se Sirena
O Angelo, che importa? Se si fanno per te
-fata occhi-di-velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina-
meno orrendo l’universo, meno grevi gli istanti.

…semplicemente meravigliosa…

Viens-tu du ciel profond ou sors-tu de l’abime,
O Beauté ? ton regard, infernal et divin,
Verse confusément le bienfait et le crime,
Et l’on peut pour cela te comparer au vin

Tu contiens dans ton oeil le couchant et l’aurore ;
Tu répands des parfums comme un soir orageux ;
Tes baisers sont un philtre et ta bouche une amphore
Qui font le héros lache et l’enfant courageux.

Sors-tu du gouffre noir ou descends-tu des astres ?
Le Destin charmé suit tes jupons comme un chien ;
Tu sèmes au hasard la joie et les désastres,
Et tu gouvernes tout et ne réponds de rien.

Tu marches sur des morts, Beauté, dont tu te moques ;
De tes bijoux l’Horreur n’est pas le moins charmant,
Et le Meurtre, parmi tes plus chères breloques,
Sur ton ventre orgueilleux danse amoureusement.

L’éphémère ébloui vole vers toi, chandelle,
Crépite, flambe et dit : Bénissons ce flambeau !
L’amoureux pantelant incliné sur sa belle
A l’air d’un moribond caressant son tombeau.

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
O Beauté ! monstre énorme, effrayant, ingénu !
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu ?

De Satan ou de Dieu, qu’importe ? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends,-fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, o mon unique reine !-
L’univers moins hideux et les instants moins lourds ?

Piacevoli conversazioni in terre padane, capitolo decimo

…ma che cos’è???

Essendo la nostra beneamata fanciulla giunta indenne al primo giorno dell’anno nuovo, ella si appresta a stilare la famigerata “Lista dei buoni propositi dell’anno nuovo”. Cotale è una tradizione tipica di chi crede che basti scrivere (o anche solo pensare, giacché a scrivere si fa fatica) un obiettivo, o un sogno, per vederlo realizzato, senza bisogno di muovere un dito.
E nonostante il suo scetticismo per cotale pratica, e nonostante la sua naturale tendenza a sollevare le regali natiche quando vuole ottenere qualcosa, e nonostante la sua convinzione che non basti volere, ma che occorra anche lottare per raggiungere ciò che si desidera, la fanciulla, trovandosi controcorrente tra le sue conoscenze, ha deciso di arrendersi e stilare la famigerata “Lista dei buoni propositi dell’anno nuovo”, da mostrare alle amiche che l’attendono impazienti.
Dunque, eccovi la “Lista dei buoni propositi dell’anno nuovo” della nostra fanciulla:

  • Ascoltare le persone. Anche quando vi diranno che gli elefanti volano, o due più due fa cinque, o che Berlusconi fa bene a togliere l’IMU: ascoltare le persone. Perché ascoltare le opinioni diverse è il modo migliore per formare la propria. E comunque resta un’opera pia…
  • Essere tolleranti con le persone. Anche quando vi propongono un’interessantissima serie di incontri serali sulla presenza o meno del bue e dell’asinello nel Santo Presepe, anche quando vi spiegano perché le idee di Maroni sono fenomenali e i terroni sono tutti cretini, anche quando vi vogliono convincere dello spessore culturale del Grande Fratello: essere tolleranti. Perché sennò il mondo diventa un delirio…
  • Dare una possibilità alle persone. Anche quando si presentano invitandovi alla riunione settimanale di cielle, anche quando a vent’anni si vestono come tredicenni disadattati, anche quando leggono Cinquanta sfumature pensando che lo stile sia sublime: bisogna dare una possibilità alle persone. E una seconda. E una terza. Perché, dicevamo, sennò il mondo diventa un delirio…
  • Comportarsi come una persona mediocremente acculturata. Ad esempio, ogni tanto uscire con qualche frase tipo “Ah ma davvero Monti si ricandida? Non lo sapevo!”, oppure “Montale? Montale chi? è un cantante?”, oppure ancora “È morta la Montalcini? Ma chi, quella deficiente coi capelli bianchi che aveva votato Prodi?”. Ecco, ogni tanto bisogna far credere a chi abbiamo attorno che siamo tutti qui, tutti uguali, che non è che uno che sa, o si informa, fa bene. Anzi, nono, informarsi fa male alla salute. Bisogna far così, sennò si diventa superiori. E antipatici…
  • Trovare il modo per avere una giornata da quaranta ore. Insomma, non è che tra studio, lavoro, scrittura, piscina, politica, si riesce a far tutto. Quaranta sembra una buona cifra, un congruo compromesso. Perché cinquanta erano un po’ troppe, poi si rischiava di annoiarsi nei finesettimana…

E poi c’è una piccola, insignificante questione, come ricorda gentilmente un caro amico della fanciulla – una di quelle poche Anime eccelse che ancora la sopportano, non è ben chiaro come.

Ma mi prometti che quest’anno te lo trovi, un ragazzo serio?

Ecco, questa è complessa. Perché la gente è complicata, sì; cioè, dal punto di vista della fanciulla. È che la fanciulla, la gente normale, quella gente casa chiesa e piccolo mondo antico, non la capisce proprio. O forse è la fanciulla a essere complicata, a essere diversa, troppo diversa.
E in fondo, quei meravigliosi ciondoli a forma di cuore sulle bancarelle degli Obej Obej, a volte è meglio comprarseli da soli. E magari metterseli sotto l’albero di natale, assieme a un bigliettino: “Tanti auguri a me, la padania non fa per te”.
Non per altro, ma almeno così non si rischia di sbagliare il colore…

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La chiamavano Bocca di Rosa, metteva l’amore sopra a ogni cosa..

Piacevoli conversazioni in terre padane, capitolo nono

…ma che cos’è???

Temo che risulti ripetitivo parlare ancora dell’eccellenza della meravigliosa padania; ma me ne scuso, debbo dire ancora due parole.
La padania è una terra dorata, dovete comprenderlo bene: il resto d’Italia può serenamente collassare sotto il peso di una crisi economica, ma la padania no. In padania ci sarà sempre lavoro, ma solo per chi ha voglia di farsi un mazzo tanto. Perché capite, i padani sono lavoratori costanti, ineccepibili, assidui, appassionati; gli altri no. Se l’Italia è in crisi, la colpa è di qualcun altro: qualcuno che non paga le tasse (e la padania deve pagarle per loro), qualcuno che non crea lavoro (e la padania deve aiutarli, poverini), qualcuno che se ne viene al nord per disperazione (e accogliamoli, va bene, ma la carità cristiana veramente li vuole?). So che ve lo state chiedendo, sì, esistono esseri umani senzienti che versano queste verità trascendentali nelle orecchie della gente di padania; e no, non sono comici, non lo fanno per scherzo.
Ecco, la padania è anche quel posto meraviglioso dove i pargoli di buona famiglia si lamentano di non riuscire a trovare un posto in una società per bene; e invece gli immigrati, quelle povere creature senza il fondamentale pezzo di carta volgarmente denominato laurea, senza vestiti firmati, e magari senza neanche l’incorruttibile fede cattolica,  ecco – loro si spaccano la schiena nei campi, o nelle fabbriche, o nelle cave, là dove i pargoli di buona famiglia non vogliono certo andare a sporcarsi le candide manine affusolate.
Ecco, la padania è anche quel paradiso dove i ristoranti sono sempre pieni. Non esistono i problemi economici, in padania; tutto funziona, tutto lavora, tutto procede. La macchina dell’industria perfetta prosegue il suo cammino – divorando la vegetazione, divorando l’equità, divorando il rispetto. Poi capita che, ogni tanto, un’azienda o due collassi, e chiuda; ma è una cosa che di questi tempi, succede assai raramente. E in ogni modo, la colpa non è della crisi, no: è sicuramente colpa dei terroni. O degli extracommunitari. O degli americani. O degli ufo…

Ora capite meglio l’eccellenza della padania. Ecco, qualche giorno prima di Natale, la nostra fanciulla si recò sul posto di lavoro (ebbene sì… la nostra fanciulla studia, lavora, scrive, nuota… saltuariamente dorme anche, pensate un po’!), e si sedette attorno a un imponente tavolo di vetro, assieme ai suoi colleghi, assieme a persone che hanno a carico figli, mutui, case, bollette; e lì tutti assieme, ricevettero un meraviglioso regalo di Natale dal loro capo:

Ragazzi, siamo messi male. Non ce la facciamo, non riesco a pagarvi questo mese, e neanche le tredicesime. L’unica cosa che posso fare è: cassa integrazione…

Happy Xmas.

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